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Percorso degli Antichi Vitigni dell'Alto Casertano

Percorso degli Antichi Vitigni dell'Alto Casertano

Dettagli itinerario

da Aprile a Ottobre

da 2 a 5 giorni

Campania

Percorso degli Antichi Vitigni dell'Alto Casertano

Uno sguardo a sud e scorgerete il Volturno, il fiume vagabondo che ha ridisegnato nella storia il volto di Terra di Lavoro. Voltatevi a nord, e vedrete ai vostri piedi la pianura alifana verde e regolare. Più in là, il Massiccio del Matese, meta di sciatori d’inverno e amanti del pic-nic in riva al lago d’estate. Siete sui Monti Trebulani, un entroterra sincero dove il rumore della Campania urbana è solo un ricordo lontano, che non riesce a entrare. Altopiani incontaminati dove terra, acqua, sole e aria di montagna nutrono le nostre viti ai ritmi ancestrali della natura. 


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Percorso degli Antichi Vitigni dell'Alto Casertano

Uno sguardo a sud e scorgerete il Volturno, il fiume vagabondo che ha ridisegnato nella storia il volto di Terra di Lavoro. Voltatevi a nord, e vedrete ai vostri piedi la pianura alifana verde e regolare. Più in là, il Massiccio del Matese, meta di sciatori d’inverno e amanti del pic-nic in riva al lago d’estate.

Siete sui Monti Trebulani, un entroterra sincero dove il rumore della Campania urbana è solo un ricordo lontano, che non riesce a entrare. Altopiani incontaminati dove terra, acqua, sole e aria di montagna nutrono le nostre viti ai ritmi ancestrali della natura. 

Nel cuore dell’area IGP Terre del Volturno coltiviamo il Casavecchia e il Pallagrello, vitigni rari e dalle origini antiche: uve che danno il loro meglio solo nel nostro territorio.

Il Casavecchia è un vitigno dalle bacche rosse e scure, quasi nere, con un grosso e lungo grappolo spargolo, che coltiviamo nel cuore dell’area Casavecchia di Pontelatone DOP.

La sua origine è millenaria: potrebbe essere identificato con l’uva del vino Trebulanum bevuto dai legionari dell’Antica Roma e citato da Plinio il Vecchio (23 d.C. – 79 d.C.) nel XIV libro della Naturalis Historia. Pare che il Trebulanum provenisse dall’insediamento romano di Trebula Balliensis, l’attuale Treglia, a pochissimi chilometri da Liberi.

Non si hanno altre notizie fino alla fine dell’Ottocento quando secondo la leggenda, dopo una tremenda epidemia che sterminò gran parte delle viti della zona, un contadino rinvenne vicino a un rudere di una vecchia casa un grosso ceppo di vite ancora vivo e vigoroso, che da quel giorno tutti chiamarono Casavecchia.

Da allora i contadini lo coltivano nelle valli intorno a Liberi, ma solo all’inizio degli anni Duemila è stato inserito ufficialmente nel Registro nazionale delle varietà di viti e dal 2012 è stato pubblicato il disciplinare Casavecchia di Pontelatone DOP.

Il Pallagrello è un vitigno raro: dalla bacca sia rossa che bianca, dal grappolo minuto e raccolto, dal passato regale e dal sapore inconfondibile. Originario della zona IGP Terre del Voltuno, deve il nome ai suoi acini simili a piccole palle: la gente del luogo lo ha chiamato per secoli ‘u pallarell.

Forse portato dai Greci e probabilmente noto ai Romani, qualcuno lo identifica con l’antica uva Pilleolata. Il momento di maggior splendore fu l’inizio dell’Ottocento, quando Ferdinando IV di Borbone lo fece impiantare nella sua Vigna del Ventaglio, sdraiata ai piedi del monte S. Leucio e divisa in 10 spicchi uguali. 

Chiamato allora Pedimonte Bianco e Pedimonte Rosso, gli furono dedicati due spicchi della vigna. Fu piantato anche in altri appezzamenti del re, dove il passaggio era severamente vietato, e fu sempre presente alla tavola dei Borbone. Per questo divenne famoso come “Vino del Re”.

Dopo due secoli di abbandono, solo recentemente il Pallagrello è stato riscoperto e inserito nel Registro Nazionale delle varietà di viti. 

Per saperne di più: Sclavia - Società Agricola



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